Carta d’intenti

PER IL PARTITO DEMOCRATICO DELL’ALTO ADIGE

Carta d’intenti di Christian Tommasini, candidato segretario

Credo fortemente nel Partito Democratico dell’Ulivo perché stiamo dando vita ad un soggetto nuovo, che unisce importanti storie e tradizioni politiche sulla base di un comune progetto che guarda al futuro. È la risposta più forte e coraggiosa per poter affrontare insieme le sfide di un mondo e di una società in rapidissima trasformazione.

L’obiettivo deve essere quello di costruire un partito forte ed unito, legato al territorio e che rappresenti le ragioni e i valori del centrosinistra; che si rivolga a cittadine e cittadini di tutti i gruppi linguistici, uniti dalla volontà di lavorare insieme per una società più solidale, aperta e attenta ai bisogni di ogni cittadina e di ogni cittadino. Una forza che guardi in avanti, verso il futuro nostro e quello delle generazioni che ci succederanno.
Pensando a loro ho deciso di accettare la candidatura a segretario, per contribuire a sviluppare un dibattito aperto, basato su di un confronto democratico delle idee e delle capacità.

I NOSTRI VALORI

La scelta di chiamare il nuovo partito “democratico” non è casuale: la democrazia è il valore più prezioso che abbiamo e racchiude in se i valori di eguaglianza, dignità della persona, cittadinanza, solidarietà sociale ed etica pubblica.

Dobbiamo impegnarci per costruire un partito che si batta per l’eguaglianza delle opportunità, oltre ogni steccato di classe, genere e lingua.

Una società giusta è una società dove tutti abbiano gli strumenti per realizzare se stessi, per poter diventare quello a cui aspiriamo: la figlia del dottore come il figlio dell’operaio, una donna come un uomo, una persona nata qui come un cittadino immigrato, un’impresa “italiana” come una “tedesca”. Il Partito Democratico avrà questo compito e questo obbiettivo.

La crisi della politica è, non da oggi, un elemento con cui fare i conti. Negarla è inutile e miope. Ma non è cavalcando l’antipolitica che potremo ribaltare questa china. L’apatia, la sfiducia nel futuro e il disinteresse per la politica non sono un destino inevitabile.
Ci sono donne e uomini, cittadine e cittadini, che pensano, si confrontano, sperano, che si indignano. Che alla politica chiedono serietà e impegno. Queste persone vogliono che le discussioni avvengano su temi concreti e non sulle poltrone. A loro si rivolge il Partito Democratico a cui penso.
Per questo, se sarò eletto, il mio impegno sarà imporre il limite dei mandati, per un serio ricambio della classe politica.
E poi faremo le primarie per decidere le candidature: le elettrici e gli elettori di centrosinistra dell’Alto Adige e di Bolzano dovranno decidere da soli chi vogliono come sindaco, deputata o deputato, senatrice o senatore.
Sento come uno dei compiti culturali principali del Partito Democratico quello di ripristinare il senso di un’etica pubblica condivisa, affermare l’idea della politica come servizio da rendere alla comunità e non come professione a vita o da trasmettere di padre in figlio.

I NOSTRI OBBIETTIVI

Vogliamo dar vita a un partito che sia democratico, autonomista, plurilingue. Il Partito Democratico non deve essere una sorta di unione dei moderati del centrosinistra, ma al contrario deve rappresentare le istanze più dinamiche e innovative della sinistra del nuovo secolo.

Un Partito Democratico che metta al centro lo sviluppo sociale ed economico, la modernizzazione della nostra autonomia e della nostra società, la centralità del lavoro, la tutela dell’ambiente e della salute, la parità di genere, la laicità e la garanzia di uguaglianza di diritti e opportunità.

Crediamo nell’autonomia e per questo vogliamo lavorare per renderla migliore, più inclusiva, aperta al mondo che cambia, libera da quelle rigidità che nell’epoca della globalizazzione hanno perso senso e aiutano solo a mantenere piccole rendite e privilegi.

Aggiornare la nostra autonomia significa in primo luogo ripensare il rapporto comuni-provincia lasciando maggiori spazi di autogoverno agli enti locali ed in generale alla società, applicando il principio di sussidiarietà sia verticale che orizzontale.

I comuni sono i luoghi più vicini ai cittadini, ad essi vanno date più responsabilità, più risorse e competenze, in modo da favorire la partecipazione dei cittadini alle attività della comunità.

Uno dei limiti della politica locale è quello di considerare la politica solamente all’interno degli schemi localistici.
Il problema non è infatti se l’Alto Adige sia o non sia un’isola felice. Il punto è che l’Alto Adige non è un’isola, ma è una terra inserita in un contesto nazionale ed europeo.

La sfida è dunque quella di contribuire a costruire un Alto Adige più moderno ed innovativo, che faccia del plurilinguismo e dell’incontro delle diverse tradizioni culturali la sua forza e la sua vocazione.

Tutti i gruppi linguistici devono avere parità di diritti e parità di doveri. Vogliamo dimostrare anche al gruppo linguistico italiano che c’è la possibilità di fare un salto di qualità nella nostra autonomia per esserne effettivamente protagonisti e cogliere tutte le opportunità che essa offre.
Per questo bisogna renderne più tangibili i vantaggi nella vita di tutti e promuoverne la crescita all’interno del processo d’integrazione europea, e non nel vicolo cieco del localismo e del ritorno delle “piccole patrie”.

Il Partito Democratico a cui penso è un soggetto politico che abbia l’ambizione di proporre un progetto innovativo e riformista di sviluppo territoriale e su questa base essere un partito di governo dell’autonomia forte ed autorevole.

Per crescere in Alto Adige abbiamo bisogno di più bilinguismo, più autonomia scolastica e meno rigidità proporzionale.

Anche il diritto di voto ed i diritti di cittadinanza vanno aggiornati, e resi più adeguati alle esigenze di una società in rapida trasformazione, a partire dalla norma che prevede oggi 4 anni di residenza per il voto amministrativo. È una norma non più giustificabile nel contesto nazionale ed europeo e che mi impegnerò a far assumere come una delle priorità dell’agenda del nascituro Partito Democratico.

La missione del Partito Democratico è coniugare crescita e giustizia. Grazie all’autonomia e alla capacita di autogoverno abbiamo raggiunto in Alto Adige un benessere economico diffuso.
Il nostro compito è usarlo non solo per ridurre le tasse ma soprattutto per investire meglio.

Servizi sociali, scuola, sanità, inclusione sociale devono essere garantiti in una società che cambia, con una popolazione sempre più anziana e con sempre meno figli.

Il nostro primo dovere è investire sulle famiglie, più occupazione femminile, più equità tra le generazioni.

Dobbiamo puntare sull’investimento in cultura come volano per far crescere la nostra comunità.

Dobbiamo puntare sull’innovazione, la concorrenza delle idee e dei progetti, il riconoscimento del merito e della creatività, l’istruzione, il benessere e la qualità della vita.

Dobbiamo fare della sostenibilità ambientale e di uno sviluppo ecologicamente compatibile il vero punto di forza ed il fattore chiave dello sviluppo e della competitività territoriale.
In Alto Adige non basta il pieno impiego, deve essere sempre di più un impiego di qualità. Vogliamo che in Alto Adige siano premiati merito, talenti e lavoro. Vogliamo potere alla creatività dei giovani che hanno diritto a un ascensore sociale.

Per fare questo è indispensabile investire fortemente sul bilinguismo e sulla promozione di un reale plurilinguismo; questo è veramente un presupposto decisivo per poter giungere ad avere tutti le stesse occasioni di crescita, di sviluppo e opportunità nella nostra terra.
Il Partito Democratico che abbiamo in mente individua tra le sue priorità la difesa delle fasce deboli, la tutela del potere di acquisto di stipendi e pensioni, la lotta al caro-casa e al caro-affitti.

A CHI CI RIVOLGIAMO

Il futuro Partito Democratico dell’Ulivo dovrà rappresentare le istanze più avanzate e più dinamiche del centrosinistra, un carattere pluralista e aperto all’apporto di culture diverse.
Deve essere aperto a tutti i soggetti politici del centrosinistra che vogliono contribuire con noi a costruire una nuova storia, senza esclusioni preventive, perché qui l’unità è ancora più importante che altrove.

Vogliamo rappresentare il mondo dei lavori, delle professioni e delle imprese.
L’elemento unificante per noi non deve essere l’appartenenza “etnica”, bensì la condivisione degli aspetti legati allo sviluppo sociale, economico e culturale di questa terra. I lavoratori, le famiglie, i giovani, hanno problemi e bisogni che vanno al di la della madrelingua e che l’Ulivo può ben rappresentare.

C’è chi pensa che il Partito Democratico debba essere una sorta di partito di raccolta degli italiani di centrosinistra.
Io mi impegnerò affinché l’Ulivo si rivolga a tutta la cittadinanza, indipendentemente dal gruppo linguistico di appartenenza.

Vogliamo un partito nuovo che nei fatti, capace di osare e pensare in grande, rinnovi la classe dirigente con donne e giovani per creare una società che nel suo insieme offra spazi e opportunità concrete a tutte e a tutti.

Il Partito Democratico è una straordinaria occasione per riuscire a coinvolgere nella politica, e quindi nell’impegno attivo nella società, la mia generazione e quelle successive. È una cosa di cui avverto un forte bisogno.

La posta in gioco è dunque altissima. Ho lavorato in questi anni di transizione affinché maturassero le condizioni per poter avviare un progetto che affronti e vinca queste sfide. Per questo partecipo in prima persona a quest’avventura, apertamente e senza riserve, per contribuire a realizzare questo progetto politico.

Il Partito Democratico per essere anche altro rispetto al passato deve nascere sui presupposti della partecipazione democratica, deve attrarre i giovani, chi dalla politica è stato troppo a lungo lontano.

Vorrei che nascesse in questo modo. Sono sicuro che lo vogliono in tanti. Insieme a tutti, non per dividere ma per unire.

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