Ciaccona di Ferragosto

In omaggio alla sonnolenza ferragostana, e in attesa di avviare un dibattito più concreto intorno alla candidatura di Christian Tommasini alla guida del PD altoatesino, pubblichiamo un pezzo semiserio del primo firmatario dell’appello, Stefano Zangrando. – Um der Mittaugustverschlafenheit die Ehre zu geben, und in Erwartung, eine konkretere Diskussion über Christian Tommasini als Kandidat zur Führung der südtiroler DP einzuleiten, veröffentlichen wir einein halbernsten Stück des ersten Aufrufunterzeichner, Stefano Zangrando.
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Antefatto

Nell’autunno del 2000 condivisi con Christian Tommasini, come me laureato da poco, l’esperienza di un soggiorno di studio e lavoro a Berlino sostenuto dall’Ufficio Bilinguismo. I lunghi e appassionati dialoghi sui “massimi sistemi” del nostro mondo, che ci sforzavamo di condurre almeno in parte in tedesco, all’apparenza non avevano un seguito: uscivamo a tarda ora dalle Kneipen berlinesi consumati dal confronto, nutriti e prosciugati a un tempo, comunque sempre un po’ sconfortati dall’evidenza che, almeno per il momento, quello stesso mondo era governato da un andazzo molto lontano dalle nostre speranze. Dopo quel soggiorno, le nostre strade si divisero e ciascuno seguì le proprie aspirazioni, politiche nel suo caso, letterarie nel mio. Intrapresi un dottorato di ricerca e, negli stessi anni, patii in prima persona la strisciante disaffezione verso la politica che il berlusconismo, complice l’inettitudine dei suoi avversari, seppe tanto abilmente fomentare, gettando in un pericoloso discredito quel mestieraccio che, nel frattempo, il mio Kumpel berlinese si sforzava di affinare sul campo.

La nuova stagione?

Oggi, forse, sta succedendo qualcosa in grado di far rifiorire e radunare le energie e la voglia di fare di chi, nella nostra generazione ma non solo, fino a poco tempo fa era ancora arreso all’idea che le redini politiche ed economiche del nostro futuro sarebbero state tenute ben strette da uomini di sistema sempre più attempati e lontani dalle nostre istanze morali e materiali.

Non sono in grado di giudicare se la candidatura di Walter Veltroni alla testa del nascente Partito democratico sia stata una cosa buona “in sé”, e il suo discorso di Torino mi ha lasciato perplesso sotto più aspetti. Ma sono profondamente convinto che la sua entrata in scena, oltre a scatenare un certo panico nelle retrovie più imboscate del vecchio centro-sinistra, abbia toccato le corde di chi come me, pur non sentendosi vocato al cimento diretto, riconosce nel progetto politico del Pd un’occasione preziosa, forse l’ultima, per provare a cambiare lo status quo, rigenerandone il governo a ogni livello, da quello più legato ai problemi locali fino alle sue connessioni nel tessuto nazionale, europeo e mondiale, e ricongiungendo così la società civile con una classe dirigente finalmente rinnovata. E se da un lato nutro la persuasione che molti, come me, abbiano subìto la sollecitazione della candidatura di Veltroni e siano pronti a riconoscersi nel progetto del Partito democratico anche come un progetto di ricambio generazionale, dall’altro temo che, se un simile segnale non dovesse arrivare forte e chiaro, il partito nascente si rivelerebbe come il peggior tradimento perpetrato dai vecchi mestieranti della politica ai danni delle nuove generazioni. Ma è un’ipotesi, quest’ultima, alla quale non voglio nemmeno pensare.

È anche per questo – oltre che per un’irresistibile curiosità sperimentale – che ho scelto di sostenere la candidatura di Christian Tommasini alla guida del Partito democratico altoatesino-sudtirolese. Quando, qualche settimana fa, l’ho contattato dopo molto tempo per metterlo al corrente del mio proposito, da inguaribile scettico, lo dico sinceramente, temevo che il tirocinio degli ultimi anni lo avesse un tantino, come dire, corrotto… Invece, interpellandolo e ascoltandolo sui temi più vari, dall’istruzione alla cultura e all’ambiente, dal bilinguismo alla convivenza, al delicato connubio tra mercato e solidarietà sociale, ho avuto la netta impressione di avere a che fare con una persona competente, preparata e concreta, e al tempo stesso animata dallo slancio ideale di un tempo. Fu questo a convincermi a fare quello che non avevo mai fatto: espormi in prima persona per promuovere un’iniziativa politica. Prima di congedarci gli chiesi come mai, fino a quel momento, questa sua pragmatica nobiltà d’intenti fosse emersa sempre così poco attraverso le sue dichiarazioni pubbliche e il resoconto mediatico del suo operato. Mi rispose: “Eh, anch’io ho i miei limiti”.

A Cesare quel che è di tutti, a tutti quel che è di Cesare

La convinzione con cui mi sono congedato da Christian quel giorno è pari alla perplessità con cui, nelle ultime ore, ho appreso dai media che alcune tra le firme raccolte per il lancio dell’appello a favore della sua candidatura – un appello che si voleva partito dal basso, da membri appartenenti alla società civile – sarebbero da considerarsi viziate, perché troppo vicine agli ambienti istituzionali del centro-sinistra. Il fatto è che il gruppo dal quale l’idea era partita ha trovato subito, per ragioni non identiche ma complementari al nostro proposito, un aiuto fecondo presso gli esponenti noti citati dalla stampa: ebbene, c’è forse qualcosa di male, dal momento che gli ideatori dell’iniziativa sono comunque cittadine e cittadini estranei a qualsiasi partito esistente? Non siamo forse tutti quanti rivolti allo stesso modo e con speranze comuni verso il nascente Partito democratico? Forse esordire in questo modo non è stata la scelta migliore, forse è stato un modo un po’ ingenuo, ma quante volte dovremo precisare che è a favore di Christian Tommasini che ci schieriamo, non con i suoi mentori istituzionali? I quali andranno certo ringraziati per il sostegno, ma non, in nessun modo, sobbarcati come presunti burattinai o aspiranti tali. Insomma, non si vorranno confondere i meriti!

Ma sia pure: ammettiamo che questo esordio “misto” abbia suscitato qualche perplessità o, nei più disincantati, alimentato pensieri maliziosi. Nessuno però, crediamo, potrà mettere in discussione la bontà e la lungimiranza della nostra intenzione, che è quella di promuovere, nella persona di Christian, professionalità e competenza incarnate in un esponente giovane, rappresentante eclettico di una generazione che fino a poco fa si tappava ancora il naso in cabina elettorale e che patisce tutt’ora le conseguenze del verticismo e della gerontocrazia.

Ci piacerebbe, perciò, che questo blog diventasse un luogo di discussione aperta, criticamente costruttiva e anche irriverente a favore della candidatura di Christian Tommasini, e che le persone di centro-sinistra di entrambi i gruppi linguistici vi contribuissero numerose; solo così, infatti, potremo dimostrare ai media e al resto della cittadinanza che, nonostante i sospetti espressi al nostro esordio forse anche a causa della nostra inesperienza politica e mediatica, la nostra è un’iniziativa autenticamente civica, la sola, che io sappia, veramente tale entro l’attuale dibattito sulla guida del Partito democratico altoatesino-sudtirolese.

Postilla

Una sera di novembre di sette anni fa, nella penombra di una Kneipe di Prenzlauer Berg, discussi con Christian, più in italiano che in tedesco (eravamo all’inizio del soggiorno), le parole chiave di un grande libro che avevo letto da laureando, le Meditazioni del Chisciotte di José Ortega y Gasset: «Io sono io e la mia circostanza, e se non la salvo non salvo neanche me stesso». Oggi, dopo anni di faticosa resistenza al berlusconismo strisciante, ne riscopro l’attualità: non siamo anime sole vaganti nell’etere, bensì membri di una società e attori di una storia che sta a noi tentare di “salvare”, ossia di comprendere e, concretamente, migliorare. Come? Non lesinando il nostro donchisciottismo, ma avendo altrettanto caro, a nostra guida, un senso buono e pratico della realtà: Sancho Panza docet. Non saprei dire a quale dei due personaggi assomigliasse di più, sette anni fa, il mio ambizioso Kumpel berlinese.

(Colonna sonora: Kenneth Gilbert, J.S. Bach: Variazioni Goldberg)

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